Museo Archeologico di Napoli

Luce misurata e flessibile nel museo

Fotografo: Rino Giardiello

I recenti lavori di restauro e di ristrutturazione eseguiti  nel Museo Archeologico Nazionale di Napoli hanno determinato la riorganizzazione globale nell'esposizione delle opere in base a nuovi criteri espositivi,  offrendo al pubblico un Museo come   le ultime generazioni non hanno mai visto.

Accanto alla  massima fruibilità degli spazi esposti, al restyling delle collezioni, alla corretta  ricostruzione storica dei contesti,  si affiancano servizi moderni che pongono il museo tra i  siti mondiali  all’avanguardia nei sistemi museali.

I  lavori di restauro  hanno compreso  la  sostituzione degli impianti illuminotecnici in un'ala del MANN (acronimo del museo) costituita dalla Sala Farnese e Farnesina, dalla Sala dei Mosaici e dal gran Salone della Meridiana. 

Fotografo: Rino Giardiello

Illuminare un museo è un esercizio molto impegnativo perchè deve soddisfare una molteplicità di esigenze; per tale motivo i progettisti illuminotecnici hanno deciso di introdurre  gli apparecchi illuminanti ZUMTOBEL, per garantire un maggiore illuminamento, per migliorare la fruizione degli spazi e la visibilità dei reperti. Inoltre si è introdotto un sistema di gestione dell’impianto, in grado di creare scenari di ambientazione diversificati in base alle specifiche richieste del Museo. Nel progetto illuminotecnico è inoltre previsto l’utilizzo di sensori di luce diurna e di movimento al fine di contenere i consumi elettrici. 

L' area museale rinnovata dall'illuminazione è parte del Museo Archeologico che fu iniziato nel 1586 per volere del vicerè di Napoli come “cavallerizza” fino al 1616, e poi come università fino al 1777.  La formazione delle collezioni è legata alla figura di Carlo III di Borbone, sul trono del Regno di Napoli dal 1734; egli   curò infatti la realizzazione del Museo Farnesiano nel Palazzo Reale, trasferendo dalle residenze di Roma e Parma parte della ricca collezione ereditata dalla madre Elisabetta Farnese. Grazie alla politica culturale del re, nel 1734 iniziarono gli scavi per l'esplorazione  delle città vesuviane sepolte dall’eruzione  del 79 d.C. ,  i cui reperti furono allora esposti all'interno della Reggia di Portici. 

Fotografo: Rino Giardiello

Si deve al figlio Ferdinando IV il progetto di riunire nell'attuale Palazzo   la  Collezione Farnese di Palazzo Reale e la raccolta Ercolanese della Reggia di Portici. Dal 1777 l’edificio fu interessato da una lunga fase di lavori di ristrutturazione e progetti di ampliamento, affidati agli architetti F. Fuga e P. Schiantarelli. 

Fotografo: Rino Giardiello

Nel decennio della dominazione francese (1806-1815) furono realizzati i primi allestimenti e con il ritorno dei Borbone a Napoli nel 1816 assunse la denominazione di Real Museo Borbonico , abbandonando il progetto  di realizzare al suo interno un osservatorio astronomico nel Gran Salone della Meridiana di cui si  conserva  la meridiana sul pavimento.

Le collezioni del Museo, divenuto Nazionale nel 1860, sono andate arricchendosi con l’acquisizione di reperti provenienti dagli scavi nei siti della Campania e dell’Italia Meridionale e dal collezionismo privato. Solo nel 1957 , a seguito del trasferimento della Pinacoteca a Capodimonte, il  Museo Archeologico acquisisce la fisionomia attuale.

Fotografo: Rino Giardiello

Il Gran Salone della Meridiana costituisce il corpo centrale del MANN ed è uno spazio molto  imponente sia per la sua  monumentalità architettura seicentesca che per le sue  dimensioni (lunghezza 54 m. larghezza 20 m. e altezza 27  m.) Per illuminare questo grande spazio sono stati utilizzati  i CARDAN, sistemati in appositi alloggi metallici disposti lungo le pareti , insieme ai proiettori IYON su binario  gestiti su 3 scenari diversi, così come richiesto dalla committenza.

Fotografo: Rino Giardiello

Nelle Sale Farnese e Farnesina e Sala dei Mosaici  i CARDAN sono stati posizionati lungo le pareti delle sale mentre i  proiettori IYON sono stati installati su binari sospesi o sulle cornici di imposta delle volte delle sale.  Le lampade ID-SW sulle pareti  sono state conservate perchè  di grande valore , essendo state  disegnate dall'architetto Ettore Sottsass.

I proiettori sono stati direzionati sia verso l’altro per illuminare i soffitti delle sale ,  sia direttamente sulle opere d’arte per crearvi accenti di luce.

Il valore aggiunto dato dagli apparecchi ZUMTOBEL è stato apprezzato dalla Direzione del  Museo nella persona del Soprintendente e dallo studio di ingegneria preposto alla progettazione, i quali hanno  più volte lodato il contributo dell’illuminazione misurata e flessibile. 

Maria Uboldi 

Info Progetto

Committenza: Soprintendenza archeologica belle arti e paesaggio di Napoli
Architetto: Dott.ssa Sanpaolo
Progettista elettrico: Ing. Angelo Maisto
Progettista Illuminotecnico: Project Lighting Studio
Installatore: Cial Sicurezza
Fotografo: Rino Giardiello