IL NUOVO EDIFICIO CHE ACCENDE LA ZONA PIU’ TREND DI MILANO

Headquarter di uno dei più noti brand della logistica mondiale, Milano | IT

Per la scelta della sua casa di Milano, una delle più note aziende mondiali della logistica non poteva non scegliere l’indirizzo più trend della città, imponendosi nel tessuto storico della zona  Corso Como/ Garibaldi per l’essenzialità e l‘unicità formale in un edificio, compatto e luminoso, che  racchiude al suo  interno un’ampia piazza coperta da una grande pensilina vetrata, caratterizzata da elementi di arredo e da aree verdi di riqualificazione urbana,  che porta alla ribalta  tutte le ampie vetrate dell’edificio. 

Milano è la città scelta da uno dei marchi più famosi della logistica mondiale. Oggi, la nuova sede si trova in una zona prestigiosa attirando l'attenzione con soluzioni estetiche di valore ed esprimendo allo stesso tempo armonia e diversità. © Zumtobel / Jürgen Eheim

Milano è la citta scelta da uno dei più noti brand della logistica mondiale. Qui oggi si trova il nuovo Headquarters, in un area di pregio che galvanizza l’attenzione con pregevoli soluzioni estetiche ed esprime al tempo stesso armonia e diversità.

L’obiettivo dei progettisti incaricati, gli architetti Antonio Gioli e Federica De Leva ( GBPA Architects) è stato quello di trasformare un edificio denso, buio e chiuso in se stesso in un moderno immobile aperto, trasparente, innovativo e performante al passo con le aspettative del 2020: è stato l’inizio di un nuovo progetto che lascia un segno di continuità rispettoso del suo passato.

L’intervento ha preso le mosse dal completo rifacimento di un immobile iconico degli anni settanta, la ex sede della Tecnimont,in via Montegrappa zona Porta Nuova,  la cui corazza in alluminio e cristallo era stata concepita per celebrare l’abilità tecnica dell’azienda.

© Architetti Antonio Gioli e Federica De Leva (GBPA Architects), incaricati di convertire una proprietà densa, buia e chiusa in un edificio moderno, aperto, trasparente e innovativo ad alte prestazioni in linea con le aspettative del 2020: l'inizio di un nuovo progetto che lascia un segno di continuità, rispettando il passato. © Zumtobel / Jürgen Eheim
© Zumtobel / Jürgen Eheim

LA RICERCA PROGETTUALE

La prima grande sfida è stata certamente a livello concettuale: come affrontare il totale rifacimento di un edificio fortemente rappresentativo della realtà milanese percepito come un “oggetto urbano che c’è da sempre”. 

Ogni intervento presenta sempre un carattere unico, basato sulla sua posizione, sul suo orientamento nel sito e le sue particolarità sono percepite mentre ci si sposta lungo il perimetro. 

Gli architetti si sono trovati a lavorare su un edificio estremamente denso e chiuso sia dall’esterno verso l’interno che dall’interno verso l’esterno. L’edificio mostrava, dal punto di vista planimetrico e distributivo, gli elementi tipici del contesto storico nel quale era nato: ad esempio, tante aree parcellizzate e stagne con limitata possibilità di comunicazione, inefficienze relative alla posizione dei servizi e impiantistiche, accesso difficoltoso all’edificio, fino ad arrivare al ritmo serrato e occlusivo della facciata che impediva un sano rapporto tra interno ed esterno.

“ Nell’analisi progettuale del complesso da riqualificare” ci hanno raccontato gli architetti “ ci siamo basati su concetti di permeabilità percettiva e fisica degli spazi. Al committente abbiamo proposto un layout che favorisse l’incontro e la comunicazione tra le persone attraverso il riposizionamento dei collegamenti verticali, la condivisione dei percorsi, la creazione di ampie aree di lavoro informali, e così via.

Per quanto riguarda la facciata abbiamo deciso di conservare l’elemento architettonico del frangisole (tratto fortemente caratterizzante dell’immobile preesistente), ma sostituendo l’alluminio con il vetro che, pur mantenendo la funzione oscurante, garantisce grande trasparenza e luminosità. Tutto ciò a gran vantaggio della migliore vivibilità dei luoghi di lavoro”.

© Zumtobel / Jürgen Eheim

Dall’esame del contesto urbano in cui è stato realizzato l’intervento, viene subito percepita l’influenza di elementi abitativi e ambientali. L’edificio nasceva negli anni Settanta in un contesto fortemente caratterizzato da strade ad alta circolazione:  diversa la situazione 50 anni dopo, a valle della riqualificazione urbana della zona Garibaldi/Corso Como che ha dato all’area una buona caratteristica pedonale. La scelta risultante è stata data con una  parziale demolizione di uno dei fronti e la creazione armonica di uno spazio coperto che ha permesso di  creare il nuovo accesso all’edificio con un gradevole effetto architettonico più a misura d’uomo. La lettura dei ritmi della nuova facciata, risulta così armonizzata e regolata sullo spartito di quella preesistente.

L'edificio è pensato secondo i criteri di efficientamento energetico e di sostenibilità ambientale. Tutti gli aspetti del sistema progetto (involucro, impianti, illuminazione, architettura) hanno elevati livelli di efficienza e di integrazione. L'edificio è in grado di limitare l'impatto sull'ambiente ed è progettato con un approccio culturale volto alla riduzione dei consumi energetici con ricorso a fonti rinnovabili, alla riduzione dei consumi idrici, all'uso di materiali con particolari caratteristiche e provenienza, con attenzione al ciclo di vita dell'edificio e dei componenti, puntando al benessere degli occupanti e alla sostenibilità sociale.

Sono stati utilizzati alluminio, vetro e pietra in virtù di un  linguaggio contemporaneo largamente previsto ed usato nel contesto di riferimento. 

I piani interrati sono rimasti inalterati come funzione, parcheggi e centrali meccaniche, mentre la copertura è stata adibita a board room con la presenza di un ampio garden roof, con alloggiamento di pannelli solari/fotovoltaici.

Il corpo di collegamento, che univa in passato i due principali edifici, è stato completato anche nei restanti piani non precedentemente collegati, in modo da garantire la massima fruibilità ed il collegamento dei vari orizzontamenti.

Le facciate, precedentemente realizzate in alluminio e vetro sono state riprogettate, posizionando nuove cellule vetrate di maggior dimensione e frangisole, appositamente studiati,  per poter riprendere e rileggere in chiave moderna il disegno originale. Anche le precedenti schermature degli impianti realizzate in alluminio e volutamente presenti in facciata dal progetto originario degli anni 70 sono state attualizzate ai giorni nostri, attraverso il posizionamento di cellule vetrate progettate ad hoc.

Gli impianti, in particolare, sono pensati per garantire massimo comfort interno ed efficienza, adottando soluzioni ibride e flessibili, tecnologicamente avanzate, orientate al contenimento dei consumi e all'impiego di energie rinnovabili.

L'utilizzo degli apparecchi Zumtobel / Thorn ha permesso all'edificio di ottenere la certificazione LEED V3 Platinum in conformità con i più recenti standard di efficienza energetica e sostenibilità ambientale. © Zumtobel / Jürgen Eheim

IL PROGETTO ILLUMINOTECNICO

La nuova veste dell’edificio vuole integrarsi con il nuovo contesto urbano dell’area.  L'involucro esterno, con la nuova facciata vetrata, ha migliorato l'apporto di luce diurna integrata anche con tagli verticali frangisole. Partendo da ciò è stato sviluppato un concept di illuminazione unito alla luce naturale.

Corpi  illuminanti  a  LED  a  basso  consumo  ed  elevata  efficienza,  con luce diffusa, regolabile e dimmerabile attraverso il sistema di controllo centralizzato  (BMS) regola  l'accensione  e  lo  spegnimento centralizzato  in  funzione  delle  effettive  presenze  in  ambiente e dell'apporto della luce naturale.                                                                                                     

Il sistema di controllo agisce mediante comando automatico asservito a rilevatori di luminosità (luce naturale) locali, o comando pilotato da programmi orari gestiti dal sistema e da interruttori crepuscolari posizionati all'esterno, o comandi locali sul quadro di ogni semi-piano dell'edificio. 

La regolarità e le geometrie della struttura vengono illuminate dai posizionamenti degli apparecchi Zumtobel Mirel nei locali openspace visibili anche dall'esterno. La piazza esterna è caratterizzata da un'importante pensilina illuminata da linee ad incasso integrate. La luce circostante è una luce d'accento che valorizza le colonne, i puntamenti degli arbusti nelle aiuole e le sottili linee di luce lungo i gradini della scalinata d'accesso. 

L'impiego dei corpi illuminanti Zumtobel/Thorn ha contribuito a far ottenere all'edificio la certificazione LEED V3 Platinum, secondo i più aggiornati criteri di efficientamento energetico e sostenibilità ambientale.   

Office enclosures: MIREL evolution; PANOS infinity Q
Common areas: SLOTLIGHT infinity; PANOS infinity Q; PERLUCE
Exteriors: D-co Led, Satin Thorn + SLOTLIGHT infinity recessed IP.
Emergency and safety lighting: RESCLITE CROSSIGN Julie
Light for interiors/exteriors/emergencies/management: LITECOM infinity

Guest author: Oreste Griotti