LA LUCE, L'ARTE E LA CULTURA

L’esposizione, curata da Federico Sardella, si configura come un omaggio ad uno degli artisti più rilevanti del panorama artistico non solo italiano,

Come si sa, le mostre  di arte contemporanea fanno parte di circuiti intenazionali   ben definiti, fatti di artisti, di addetti ai lavori, di appassionati cultori, tuttavia anche l'ignaro e inconsapevole visitatore che solo per curiosità entrasse nella galleria  Dep Art a Milano, ove sono esposte le opere di Turi Simeti, resterebbe piacevolmente sorpreso.

L'artista presenta lavori realizzati in uno spazio temporale di mezzo secolo ed è sempre molto originale. Il suo lavoro è minimalista, la sue tele sono monocromatiche con la suggestione del bianco, la forma è l'ovale,  con le varie modulazioni della tela che danno l'impressione del movimento e dove la luce gioca un ruolo essenziale.

Il luogo espositivo è straordinario ed il merito va alla galleria Dep Art che ha avuto il coraggio di investire in uno spazio progettato per esporre e valorizzare al massimo le opere degli artisti, determinandone la loro affermazione nel mercato internazionale.

Infatti la galleria Dep Art ha recentemente inaugurato la nuova sede nel cuore di Milano, in un elegante e raffinato spazio di 260 mq, strutturato su due livelli per rispondere alle esigenze delle più importanti fiere d'arte moderna e contemporanea.
Naturalmente in contesti come questi, la illuminazione gioca un ruolo fondamentale perchè oltre ad illuminare gli ambienti, deve far vivere le opere di luce propria.

In questa mostra, particolare attenzione hanno richiesto le opere bianche  posizionate su pareti altrettanto bianche, ma l'utilizzo di impianti illuminotecnici altamente specializzati, hanno valorizzato sia la tridimensionalità delle opere, sia quella sensazione di movimento che percepisce l'osservatore.

Con gallerie simili alla Dep Art, anche l'gnaro e inconsapevole visitatore che capitasse per caso a vedere una mostra di arte contemporanea, avrebbe l'opportunità di apprendere le nozioni di base di questa arte e gli si aprirebbe un nuovo orizzonte colturale.

Maria Uboldi

 

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