FONDAZIONE AMALIA CIARDI DUPRÈ

“Beh, chiamarlo museo mi sembra eccessivo”, così si schermisce la scultrice nel giorno dell'inaugurazione del Museo Amalia Ciardi Duprè avvenuta a Firenze il 27 novembre 2015 .

Photographer: Claudia Marini

La modestia dell'artista non deve trarre in inganno perché questo spazio espositivo di 200 mq. aperto in Via degli artisti 54 è un autentico museo d'arte contemporanea, che ha come scopo la conservazione e la valorizzazione delle opere di Amalia Ciardi Duprè.

Photographer: Claudia Marini

Discendente di uno scultore di epoca classica, Giovanni Duprè, cresciuta in ambienti artistici, questa donna ha trovato la sua autonoma espressione creativa, si direbbe quasi partendo dai suoi sogni, per realizzare opere ricche di passione e sentimento.

Photographer: Claudia Marini

La sua produzione artistica è veramente vasta. Accanto ad opere relative a tematiche sociali, come la mafia, l'ingiustizia, la guerra, coesistono temi ricorrenti come l'amore e la maternità oltre agli  antichi miti nell'eterna lotta tra il bene e il male.

Photographer: Claudia Marini

Altre opere scultoree fondamentali sono quelle di carattere religioso, come monumenti, statue e bassorilievi che sono collocate in piazze, chiese e palazzi di città italiane.

Di questa grande produzione artistica Amalia Ciardi Duprè personalmente ne conservava   i disegni, i bozzetti, gli studi da cui sono nati i lavori, oltre ad alcuni grandi bronzi ancora di sua proprietà a cui pensava di dare una degna collocazione.

Photographer: Claudia Marini

"Le mie opere sono come i miei figli" ha spiegato l'artista durante l'inaugurazione, “e come ogni genitore pensa alla sistemazione migliore per i figli, così ho pensato di esporli più che in un museo, in un laboratorio ove fare arte,  parlare di arte e sostenere le attività di scultura e disegno in ogni loro aspetto, per uno scambio artistico e tecnico”. 

Questo museo è stato progettato e curato personalmente dalla scultrice in ogni sua parte: dalla collocazione in Firenze in Via degli artisti, dove il suo trisavolo aveva uno studio andato poi distrutto, allo spazio espositivo che si sviluppa su di  un ampio piano terreno con  un soppalco, alle nicchie per le opere piccole e agli appoggi per quelle più grandi,  ma sopratutto con l'illuminazione è stata esigentissima ed attentissima.

Photographer: Claudia Marini

“La scultura è quell'arte che la parola non arriva a spiegare” è solita  ripetere, quindi per capirla bisogna immergersi nella visione dell'opera stessa: la luce deve illuminare  senza soffocare l'afflato che essa emana.

La scultura di Amalia, improntata di profondo umanesimo, consente al visitatore di intravedere qualche cosa di più, anzi di oltre nel destino umano, qualcosa di trascendente, in quanto tante opere hanno una forte connotazione religiosa.

Maria Uboldi