ORATORIO DI SANTA MARIA DELL’ORTO

Illuminazione dell’Oratorio della chiesa di Santa Maria dell’Orto a Roma. Giorgio Della Longa

La chiesa di Santa Maria dell’Orto, assai nota e di conseguenza visitata per il sorprendente apparato decorativo del suo interno, vide la luce sul finire del cinquecento e fu ultimata nel 1567 da Guidetto Guidetti, allievo del Michelangelo. I singolari pinnacoli aggiunti alla facciata, attribuita al Vignola, preludono l’interno che riserva la sorpresa d’una ricchissima decorazione a stucchi dorati e candidi di gusto rococò a rivestire quasi completamente la volta e gli archi. Camillo Rusconi fu il maggiore artefice della plastica decorazione risalente agli inizi del XVIII secolo con le figure femminili e gli angeli che svolazzano, delicate immagini poggiate sulle cornici o in bilico sulle arcate. All’interno della chiesa si conservano importanti opere tra cui quelle dei fratelli Zuccari e di Giovanni Baglione.

Riguardo alla luce artificiale e alla forza simbolica della stessa, la sera del Giovedì Santo viene in questa chiesa ancora allestita la monumentale "Macchina delle Quarant'Ore", il tradizionale "Sepolcro", struttura ottocentesca di legno intagliato e dorato, su disegno seicentesco, sulla quale vengono collocate oltre duecento candele che illuminano la penombra dello spazio sacro.

La chiesa è ancor oggi custodita dall'Arciconfraternita di Santa Maria dell'Orto che, tra quelle attive in Roma, è tra le più antiche in assoluto. L’Arciconfraternita riuniva ben tredici associazioni di mestieri - Universitas - l'equivalente romano delle corporazioni. Gli Ortolani e i Pizzicaroli, ne furono i fondatori. Dal 2005 il Camerlengo è il sig. Domenico Rotella.

Annesso alla chiesa vi è l’oratorio, aula di contenute dimensioni coevo alla chiesa, anch’esso caratterizzato dal fastoso apparato decorativo rielaborato sia al tempo della decorazione generale della chiesa che nel successivo secolo.

La decorazione pittorica interessa la volta e le pareti in cui si sviluppa su due registri sopra gli scranni che circondano su tre lati l’aula.

L’effetto finale è di una sbalorditiva pastiche di decorazioni coloratissime e affreschi attribuibili a diversi autori.

L’oratorio è stato recentemente restaurato con un notevole programma di interventi che hanno portato lo spazio allo splendore passato e all’attenzione dei romani e dei turisti.

L’intervento curato dall’architetto Stefano DI Stefano dell’Ufficio per i Beni Culturali del Vicariato di Roma ed eseguito dall’impresa Ariem Restauri Srl.

L’impianto elettrico, precario e fuori norma, è stato completamento sostituito da una nuova, basilare rete elettrica.

L’illuminazione precedente era posta sulla cimasa delle sedute perimetrali; tubi fluorescenti che macchinavano di luce l’imposta delle superfici decorate i cui stucchi originavano drammatiche ombre.

Un tema di interesse, riguardo all’illuminazione artificiale del passato, è invece costituito da un voluta luce con lampadine incandescenti che sottolineavano le conchiglie dell’apparato decorativo e fornivano luce prima della moderna illuminazione fluorescente. In accordo con la Soprintendenza artistica, tale soluzione è stata rimossa per il contatto degli apparecchi e della rete elettrica con gli stucchi; ne è stata conservata la documentazione fotografica.

La difficoltà dell’intervento risiede sulla mancanza di “appigli” nello spazio per distribuire la luce e dall’altezza di imposta estremamente bassa, di poco superiore a due metri dal pavimento. È stata scartata l’ipotesi di utilizzo di piantane considerata l’esiguità dello spazio.

E stato scelto di porre su mensole in acciaio (per un distacco di garanzia della parete) un unico elemento lineare in grado di distribuire luce diffusa verso l’alto e di consentire accenti di luce laddove necessaria a partire dall’altare e dei campi affrescati della volta. L’alimentazione poteva così essere portata solamente sulle testate dei due elementi continui.

L’elemento continuo si doveva caratterizzare per il limitato impatto formale.

La scelta è ricaduta sul sistema Supersystem di Zumtobel. Gli apparecchi di luce sono posti superiormente al binario ad H. Sono stati alternati elementi lineari con sorgenti LED e gruppi di miniproiettori. 

Laddove la superficie affrescata era illuminata solo all’imposta generando evidenti squilibri, ora la superficie riceve luce diffusamente e i microproiettori consento evidenziazioni o accenti di luce particolari.

L’elemento tecnologico aggiunto, che non poteva essere nascosto alla vista, ha un contenuto impatto, grazie alle ridotte dimensioni e al disegno minimale.

 

 

Info Progetto

Committente: Arciconfraternita di Santa Maria dell’Orto
Architetto: Stefano Di Stefano
Lighting Designer: Giorgio Della Longa